Figlio discreto, mai invadente,
quando ero triste sentivi
e venivi
a chiamarmi con zampe soavi,
interrogando con occhi di giada.
Un po’ solitario, un po’ fifone,
sempre vigile e attento
t’abbandonavi però alle carezze
fiducioso e sicuro dell’amore.
Così, la testa sul mio palmo,
amavi scivolare nel sonno.
Ti sei assopito per sempre
cullato da braccia impotenti.
Malta, 18.05.2020