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lunedì 31 agosto 2009

29 agosto 2009

Adriana Adriana
E’ sontuosa la sottana:
Chi meringa l’ha chiamata
O a teiera assimilata….
Chi la festa ha dileggiato
Perche’ troppo “di mercato”….

Tu caparbia ed indefessa
Come vera principessa
Il vestito ti sei messa
E col tuo bel fidanzato
Tradizione hai rispettato
Con un grande risultato.

Questa si’ che e’ cosa bella
Per la vostra zia zitella
Che non ama il conformismo
e l’intellettual-snobismo
di chi dice sorpassata
una tradizione amata.

Siete belli, sani e buoni
E ne avete di ragioni
Di far festa a tutto spiano,
Farvi prendere la mano
Dalla gioia e l’allegria:
Date retta a vostra zia!

Che alla fine tutti quanti
Ci sentiam tanto contenti
Di far parte della festa!
Con il cuore e con la testa
Vi auguriamo l’armonia
Di una vita in fantasia.

Una casa colorata,
a puntino gia’ arredata
per i futuri gemelli
che saran di certo belli
come i loro genitori
cui facciamo i nostri onori.

venerdì 31 luglio 2009

Buon Natale a G.

A Natale siam piu' buoni,
tu sei pure un grande fico.
E siccome sei un amico
togliti quei pantaloni!


Note: stavo ripulendo il pc del lavoro e ho cancellato questo esempio di rima baciata ABBA che avevo scritto per mostrarla ai miei colleghi un giorno che stavamo ipotizzando di comporre qualche verso di augurio da mandare ai clienti. Mr. G. e' un nostro cliente che secondo me e' un concentrato di testosterone e da anni vado ripetendo ai miei colleghi che "mi turba" alquanto ;-). Loro comunque non hanno capito la raffinatezza dei versi succitati, ma non mi sarei aspettata nulla di diverso....a me invece piacciono e quindi eccoli qua. Che Dio mi preservi sempre la capacita' di ridere di me stessa e non mi faccia diventare come certe persone!

martedì 7 luglio 2009

Carlotta




O Carlotta, o fortunata!
Non ancora abbandonata
dal marito ch'è un eunuco
che conosce solo un buco.

Lui le corna come un cesto
di lumache mette lesto
perché lei ce l'ha stuccata,
'chè così l'hanno educata!

A parole è tanto brava
dice d'esser una signora
ma l'ortografia poi ignora
e va in giro con la clava.

Alla figlia zoccoletta
lei, per farla stare zitta,
ha trovato un bel lavoro:
non fa un cazzo a peso d'oro.

Così al figlio viziatello
che ritiene ritardato
il diploma ha lei comprato
per sgravarlo di un fardello.

Or la laurea sta acquistando
per quel solito somaro
che per un destino amaro
troveremo un dì al comando.

E Carlotta si circonda
di questa genia immonda
che la sfrutta a tutto spiano,
ma baciandole la mano.

Lei s'illude d'esser bella,
una fica, giovincella,
e non vede ch'è una strega
che nelle sue rughe annega.

Poverina o mia Carlotta
mi faresti quasi pena
se non fosse per tua figlia...
grande figlia di mignotta!

..............................................
si ringrazia la mia sorellina londinese per avermi suggerito l'incipit :-)

domenica 5 luglio 2009

Liquefatta in pozzanghera
grondante amore ti rifletto.
Resti dentro di me
come un anatema.

Nel silenzio tessuto di parole
proibite protettiva ti avvolgo.
Il tuo volto di uomo imbronciato
accarezzo con sguardo segreto.

E la vita mi scivola accanto
viscida biscia sgusciante
mentre ammiro ogni tuo movimento
come il sole al tramonto sul mare.

sabato 13 giugno 2009

Federico

Federico Federico
che vuol essere un amico
senza prendere altro impegno
oltre il fraterno sostegno.

Mi sta bene Federico:
io ti tengo come amico .
Ma perché le mani allora
non riponi tu con cura?

Le ritrovo in tante parti
che un amico invece ignora,
ma io sono una signora
che saprebbe cosa farti...

Ma che vuoi tu Federico?
Prima dici che giammai
tu faresti senza amore
solo sesso: quale orrore!

Poi però parte un ormone
un discorso un'occasione
e ti chiedo: "Federico,
ma vuoi fare il trombamico?!"

mercoledì 10 giugno 2009

Marciano





Marciano Marciano
teutonico un po' nano
sempre mangi con le mano
e poi rutti a tutto spiano.

Quando siedi a tavolino
le scarpone tu ti togli
mentre ungi tutti i fogli
che hai scritto per benino.

E se poi mangi il prosciutto
dopo il terzo o quarto rutto
con le dita in mezzo ai denti
togli i pezzi rimanenti.

Tu non sei cattivo, è vero.
Ma sei fin troppo sincero
quando dai del demente
a ogni tuo dipendente.

E se è femmina porella
è una troia lei se è bella
buona solo con la bocca
come l'orientale gnocca.

E se poi troia non è
una merda è lei per te
che da quando eri bambino
ti misuri il pisellino.

Gli scagnozzi tuoi sicuro
non diran che l'han più duro
del tuo piccolo “gioiello”
di un color rosa-porcello.

Voglion solo compiacerti
quando li porti a puttane
tailandesi ed ucraine
spero solo non bambine!

Ah che gran soddisfazione
tutti insieme alle puttane
bere un altro bicchierone
e ridursi ormai un rottame!

Che grand'uomo sei Marciano!
Per i giovani un esempio,
quando li prendi per mano
e li guidi a questo scempio.

giovedì 28 maggio 2009

La ballata di Topuffo



Andreazzo Andreazzo
dirigente un poco pazzo
che usa come ali
le sue orecchie eccezionali.

E' bassino, magrolino,
assomiglia a un topolino,
se non fosse per il naso,
che è grande come un vaso.
Ha le occhiaie fino al mento
e la faccia da scontento.

Se ne va per la città
con la cara Puffettina
che a mettersi con lui
è stata una cretina.

E' una donna un po' fatale
(che a volte è un animale)
e ha reso il principale
di Andrea un gran rivale.

E Giacinto bello bello
che un casino vuole fare
per dar retta al suo cervello
or la SIP fa affaticare.

Giacintaccio Giacintaccio
come osi maltrattare
Andrein ch'è già uno straccio?

Lascia stare quel puffetto!
O mio povero angioletto!
Che riesce a sopportare
Puffettina ed il suo fare.

Anche lei però è bravina:
tiene stretto il suo puffetto
come una certosina
senza neanche andarci a letto...

Qui la storia non continua:
troppo triste diverrebbe.
E l'ingrata Puffettina
di sicur mi ammazzarebbe.


Sempre la stessa storia. Puffettina inizia una relazione con Andrea (tormentata dalle gelosie del suo capo Giacinto, che le fa duecento telefonate al giorno per controllarla) e me lo descrive come somigliante a Marlon Brando. Poi me lo presenta ......:-))))
Ah l'amour! 2

Fanaletto


Fanaletto, Fanaletto,
non sei mai andato a letto
con nessuna, sei un pupetto
e chi t'ama poveretto.

Vivi solo per gli studi
non sai che cos'è il piacere
ma anche in quindici minuti
io ti farei godere.

Hai paura dell'amore?
Su non fare il ragazzino!
Or sarebbe pure ora
che usassi il “fanalino”!

Se mi guardi con quei “fari”
il mio cuor balla contento
e imitando Mata Hari
io un giorno ti violento.

Non parlarmi di Latino,
brutto pezzo di cretino!
Su, non dirmi che Platone
ti procura eccitazione!
E nemmeno che l'orgasmo
lo raggiungi con Erasmo!

Forza bello! Avanti! Dai!
Che non muori se lo fai!
Vieni qui, dammi la mano...
Per il resto poi vediamo....

Quando ero al ginnasio m'infatuai di questo giovincello di belle speranze, la cui peculiarità erano due grandi occhi azzurri. Lui passava la maggior parte del tempo a studiare, ascoltando musica classica e io a cercare di metter pace tra gli ormoni impazziti ;-)

Pierino la Talpa




Pierino Pierino
cantautore burino,
castano, quasi roscio,
“sembri” solo molto moscio.

E' tozzo, rozzo,
dotato di gozzo,
e porta un par d'occhiali
per le talpe eccezionali.

E Rosetta, cretinetta,
per amore si diletta
e attaccata alla cornetta,
Giampierino ancora aspetta.

Giampiero Giampiero
tu sei diventato altero
da quel giorno sfortunato
in cui un disco hai pubblicato.

Ma ora smetti per favore!
O per forza o per amore.
Tu non sei certo un “signore”
e nemmeno un trovatore.

Quando ero al liceo, una mia compagna si era infatuata di questo sedicente bardo, che credo abbia pubblicato solo un disco....Lei penso fosse una delle sue 5 fans e, non so come, aveva trovato il numero di telefono di Pierino la Talpa. Lo chiamò più volte finché lui le diede un appuntamento al quale non si presentò mai, per fortuna della mia amica ;-))

Peppone (the Black Russian)



Peppone Peppone
fottutissimo coglione
o t'è preso un coccolone
o sei proprio uno stronzone.

Se tu quando a casa stai
il tam tam sempre userai
non è scusa e tu lo sai
per non telefonar mai.

Forse pensi, o forse no,
che io sempre a casa sto,
da far niente tanto ho
e una vita aspetterò.

Ma ti sbaglio Giuseppazzo,
comunista da strapazzo:
tu mi hai proprio rotto il cazzo
e io prima o poi t'ammazzo.

E se incontro un bel biondone,
fottutissimo Peppone,
io ti metto all'occasione
un bel paio di cornone.

Mangia pure il tuo montone
brutto idiota d'un bestione:
t'auguro un'indigestione
con un gran cacarellone.

E se poi tu vai a Parigi,
io ti dico già da oggi:
“Lega al collo un bel sassetto!
Nella Senna fai un bagnetto!”

Se tu a Mosca poi rimani,
io ti dico da domani:
“Chiedi un sercio alla Ivanova!
Tuffati nella Moscova!”

Farà freddo, gelerai,
forse ti raffredderai,
ma questo non sarà mai,
così brutto, lo vedrai,
come quel che passerai,
se non telefonerai.



Poi ha telefonato.....:-)))

Armandino



Armandino Armandino
ingegnere un po' cretino
con la barba a pizzettino
la cravatta a farfallino.

Armandone Armandone
con il culo a panettone
col tabacco a pantalone
e la bocca col dentone.

Armandotto Armandotto
con la bocca a passerotto
non si compra più il cappotto
dal lontano sessantotto.

Armandazzo Armandazzo
con la faccia da...strapazzo
la vocetta da ragazzo
e il sorriso da pagliazzo.

Sempre tanti anni fa, una persona a me vicina si era innamorata di questo Armando e me ne parlava come di un Adone. Un giorno, emozionatissima, me lo ha presentato e io mi sono trovata davanti un ometto vestito da clown che si avvicinava saltellando e sculettando....Ah l'amour!!!! :-))

La nostra stella

Ho visto la nostra stella
suicidarsi, gettandosi
nel mare profondo
oltre l’orizzonte.

E il vento di Scirocco
ha spazzato via tutto
riempiendomi gli occhi
di sabbia acuminata.

Sale sulle labbra e lacrime
il silenzio assoluto mi avvolge
urlando parole non dette
promesse non mantenute.

Ode al Tarakano




Tarakano Tarakano
se t’incontro sul divano
io ti schiaccio con la mano.
Se tu sei nel lavandino,
Tarakano birichino,
io ti ficco nel budino
che poi porto dal postino.

Se sul muro io ti vedo,
Tarakano di Toledo,
o in mezzo alle stoviglia,
Tarakano di Siviglia,
io ti riduco in poltiglia.

Marroncino, pelosetto,
che fa “ciao” con le antennine,
sei caduto dentro al letto
di due stupide vicine:
han gridato, bestemmiato,
e mi hanno anche svegliato,
ma quando t’abbiam beccato
sei rimasto tu fregato…

Questo e' uno dei miei preferiti. Il Tarakàn (scarafaggio) e' una sorta di eroe nazionale russo (lo troviamo citato anche in Gogol') e infestava in quei tempi lontani la casa dello studente nella quale abitavo a Mosca. Ho condotto per 6 mesi una lotta tremenda contro di lui, ma alla fine ho perso e gli ho lasciato le chiavi della camera :-)

Un pesce di nome Giona






La gentil donzella Giona
quella grande invidiosona
quando incontra una persona
non ha un’influenza buona.

Se simpatica le stai
forse te la caverai
se per terra non cadrai
o non ti sfracellerai.

Se lei pensa a te con rabbia
mettiti sotto la sabbia:
meglio li’ che sotto terra
o in mezzo ad una guerra.

Se ti guarda con invidia
lei, pervasa dall’accidia,
dille che stai molto male
o finisci all’ospedale!

E stai zitta, non le dire,
se non lo vuoi far morire,
che ti piace un bel pischello
o gli casca il suo “gioiello”!

Questa Giona fortunella,
messa dentro una scodella
l’han servita in maionese
come “pesce alla scaurese”.

Sempre tanti anni fa, conoscevo questa simpatica donzella fissata con l'esoterismo, del segno dei Pesci, che portava un po' sfiga :-)

Pino il ballerino



Pino Pino Pino
grande “vate” ballerino
che vuol fare il damerino
pero’ parla un po’ burino.
Stai attento al tuo codino
prima di fare il cretino
urlando da babbuino
se io sbaglio un passettino.

Pinazzo Pinazzo
che va in giro col codazzo
pieno di teste di cazzo
e un amico ch’e’ un pupazzo.
Letterato da strapazzo,
ogni tanto ti fa un pezzo,
saltellando come un pazzo,
quasi fosse un intermezzo.

Pinello Pinello
quando sbrocchi non sei bello
fatti pure uno spinello
se t’aiuta a star tranquillo.

Siete proprio un bel gruppetto
pronto per il gabinetto
tu, la “Elmi” e il tuo amichetto
Ondaflex con il Nanetto
con l”Ornella de borgata”
e la cozza pseudo-fata,
con la Scopa-ballerina
con l’amica Vecchiettina
e il marito ch’e’ una frana.
E che dire di Germana
che un olezzo serio emana?

Altro qui non voglio dire
il ph e’ sceso troppo
e se Dio mi vuol punire
mentre ballo io m’azzoppo.

Tantissimi anni fa avevo appena inziato a frequentare un corso di salsa e all'epoca il maestro era severissimo e anche un po' isterico: se sbagliavi un passo ti faceva delle cazziate da paura, tutto rosso e con le vene del collo che scoppiavano. Attorno a lui si raduvano strani personaggi, piccoli aspiranti Toni Manero, assai buffi. Devo dire che a distanza di anni, ho imparato ad apprezzare gli insegnamenti di questo maestro (tra un cazziatone e l'altro gli riconosco il merito di avermi insegnato molto) e ho poi scoperto che negli anni e' molto cambiato, in meglio. Bravo!

Poesia di buon vicinato

Limonata avvelenata
ai gemelli “spaccarelli”,
al cianuro i salatini
per vicini canterini,
un pallone con la bomba
per i nonni che son rimba,
la chitarra per supposta
al papa’ che urla apposta,
alla figlia Valentina
botte sera e la mattina
come pure alla cugina
che con quella sua “vocina”
schianta ormai ogni pallina.

Tutti gli altri che son tanti,
se li godan pure i santi…

Sabaudia 1995

Immaginate un torrido pomeriggio estivo, subito dopo pranzo, una stanza da letto con le persiane socchiuse, il silenzio interrotto solo dalle cicale, che con il loro verso ripetitivo vi accompagnano tra le braccia di Morfeo.....e all'improvviso questi rompicoglioni tra chitarre, canti, schiamazzi, pianti e quant'altro. Tutti i santi pomeriggi!!!!!

Ritrovamento archeologico

Questa mattina, mentre ravanavo nei cassetti alla ricerca di una cosa che non ho poi trovato, come da copione, mi e' saltato in mano il mio libricino di poesiole dell'era antidiluviana. A parte che sto ridendo a crepapelle per le cose scritte nell'adolescenza e post adolescenza, il fatto positivo (per me) e' che ho ritrovato tutta una serie di Carmina Burina che davo ormai per perduti. Li sto rivisitando e li pubblico man mano, corredati da un po' di esegesi. :-) Ho anche trovato altro materiale interessante, cui dare una ripulitina ;-)

venerdì 22 maggio 2009

Senza la tua figura

Il caldo della notte
di maggio senza stelle
suona sulla mia pelle
un inno alla tua assenza
e col sudore scioglie
per sempre la tua essenza.

Che sara' senza la tua figura,
conforto mio fraterno
contro ogni tradimento,
delusione o puro inferno?

La tua bionda siluetta
ricordo con rimpianto
il tuo sapore forte
che saziava il palato.

Ma ormai ti ho abbandonato
e spero sia per sempre
eterea mia compagna,
sorella sigaretta.

martedì 19 maggio 2009

L'Italia del Grande Imbonitore

Di questo paese che resta
se non un profondo squallore?
La gente che ancora rimpiange
il sogno d'un bel dittatore.

I morti stecchiti fotografa
ma piange per il vincitore
dell'ultima droga mediatica:
il mistero di un certo “fattore”.

S'accartoccia in lamiere sconnesse
ogni notte e ogni giorno di festa
ma poi invoca chi fece Promesse
di difendere il vuoto che resta.

Ogni legge va bene per l'altro:
“La rispetti! Io faccio da me.
Sono furbo e abbastanza bastardo:
Prendo due e ne rubo tre.

Ma la colpa di questa deriva
non è mia, né mai lo sarà.
Su affrettiamoci a prendere a riva
sabbia fine per fare città!

E se poi tutto crolla in due anni
sarà causa la fatalità:
piangeremo un pochino, commossi
dalla nostra solidarietà.

E non osi nessuno gridare
per quel giovane mondo distrutto,
dire che si poteva evitare....
Ora è solo il momento del lutto!

E tra un mese chi se ne ricorda
tutti presi tra troni e tronisti
le veline i divorzi e Corona,
altro che gli Abruzzesi un po' tristi!”

E la sabbia trionfa pian piano,
pervicace mantello incolore
sull'Italia che bacia la mano
del vincente suo Imbonitore.

lunedì 18 maggio 2009

Schiavi

Il bracciale che indosso stasera
è forse lo stesso che rifletteva
le luci d’un mondo lontano,
infiammando l’angolo sporco
in cui giaceva la schiava romana
aspettando l'amante patrizio.

Il tuo profumo mi ricorda
l’olio speziato cosparso
sul corpo del gladiatore,
la cui essenza, mista a sudore,
eccitava la matrona annoiata.

Siamo schiavi in vendita
al migliore offerente.
Sulla piazza del mercato
decantiamo le nostre virtù
e temiamo l’atroce concorrenza
ben sapendo che chi rimarrà solo
dinanzi alla folla feroce offrirà
vivido pasto alle bocche voraci.

Nella Suburra della vita,
le vesti discinte, bramiamo
la conquista di un padrone,
cui donare ogni nostro problema
che non conosce soluzione.

Artemìso, una catarsi di tanti anni fa :)

Lord Byron

Artemìso Artemìso
Col il falso tuo sorriso
Un bel dì all’improvviso
Il cammino mio deluso
Hai trafitto con un fuso.
Se sei matto oppure no
Questo mai io lo saprò
Se di stronze ne hai incontrate
Anche molte tu le hai usate
Per giocare sempre e spesso
Al “tu sai che son depresso!”.

Fai la vittima delusa
Ma sei tu quello che usa.
Coccodrillo de ‘sto cazzo
Vampiraccio da strapazzo.
E così tutti noi quanti
Che vicin ti siamo stati
Ora dopo grandi pianti
E esser stati calpestati
Ci auguriamo con il cuore
Che patisca tu il dolore
Che hai imposto a noi innocenti
Mozzarelle dei tuoi denti.

Chi ti dice sei passato
Come un treno sferragliato
Su di lui e l’hai lasciato
Per un anno ormai schiantato.
Chi la psiche s’è bruciato
E pelato è diventato
E si nutre di pasticche
Dopo il tuo due di picche.
Chi malata nel passato
Il suicidio già tentato,
Dopo che l’hai abbandonata
Alla bulimia s’è data.

E la lista non finisce
Dei cretini fatti a strisce
Dal tuo spirito malato
Alla cacca ormai votato.

Ma ricorda ragazzino
Capriccioso e stupidino
Che ti sveglierai un mattino
All’incontro col destino.
E allora capirai
E per te saranno guai
Che il male che tu fai
Di rimando tu riavrai.
Non ci sarà più perdono
Né più scuse né più inganni
Quando riceverai in dono
Tutti quanti i nostri affanni.
----------------------------------------------------------------------
Questa l'ho ritrovata in un "cassetto" e ho deciso di pubblicarla perche' mi piace, anche se non e' piu' attuale :-) L'ho scritta in un momento in cui avevo bisogno di prendere le distanze, con sarcasmo, da quello che all'epoca mi sembrava il peggior tradimento...Ora le cose son cambiate fortunatamente. Il passato e' passato, ma io non rinnego nulla. :-)

Ode a Silvana, una squallida puttana


Silvana Silvana
con la corta tua sottana
sculettando te ne vai
per il mondo a fare guai.

Sembri una santerella
di candore una modella
madre e figlia sì perfetta
moglie e amica prediletta.

Col tuo riso sincopato
tu non tieni più celato
il tuo orgoglio smisurato
che il cuore t'ha mangiato.

Finalmente io ti ho vista
come dopo l'oculista
nel tuo infimo squallore
oramai senza pudore.

Un marito ch'è un eunuco
una vita ch'è un gran buco
nero e che tutto inghiotte,
tanto a te che te ne fotte?

Il tuo affetto tu lo vendi,
ché non sai cos'è l'amore,
a chi ti offre protezione
perché solo non può stare.

Fai la pecora col Lupo
e l'Agnello a scottadito
ti prepari da due anni
con furbizia e con inganni.

Ma ricorda ragazzina
ch' io non sono una cretina
e l'agnello di sicuro
io ti renderò assai duro.

I tuoi candidi dentini
su quel capro da macello
salteranno di bel bello
come tanti soldatini...

E non servirà più allora
il tuo ipocrita rimpianto
né il sorriso tuo d'amianto
quando andrai alla malora.

mercoledì 6 maggio 2009

La Stazione


Tavoli bianchi e rossi e fioriere
di gerani profumati rallegrano
la nostra stazione di allora
all'occhio dell'amorfo turista.

Non sa che una sera d'agosto
ho lastricato di lacrime
l'acciaio di queste rotaie
dove l'erba non è ricresciuta.

Non sente ogni singola crepa
nascosta nel muro stuccato
suonare del mio grido acuto
la sera che m'hai mutilato.

Non mi vide mai quella sera
posare con mani materne
il volto dell’uomo più amato
sul quinto binario lucente.

Sferraglia già il treno in arrivo:
l'amorfo sbuffando accaldato
s’affretta per l’ultima foto
alla croce splendente di sera.


mercoledì 29 aprile 2009

il blog

Ho visto che, appena nato, questo bloggetto ha avuto diverse visualizzazioni, ma non ho letto alcun commento...non vergognatevi a dire quello che pensate: sono pronta a tutti i commenti sulle mie poesiole :-)
Grazie
Alessandra

martedì 28 aprile 2009

Con una spugna ruvida


Con una spugna ruvida
ho strofinato l’anima
per renderla degna
d’incontrare la tua.

La finestra serrata a
protezione dalla pioggia
l’ho spalancata davanti
l’arcobaleno ammiccante.

E l’aria fresca dissipa
il fumo stantio nella stanza
con odore di brace
e gelsomini bagnati.

Ti amo
e la vita prosegue.

Roma, città dal culo aperto

Rotola sulle strisce pedonali
un bastone da passeggio:
l’ha lanciato l’anziano spaventato
quando gli hanno gridato
“A vecchio de mmerda, levate!”
sgommando con la Smart.

Urla la vecchia calabrese
vedova di ammiraglio
“Perché mi guardi???!!!”
al giovane senegalese.
E trova negli astanti risatine
e un ipocrita silenzio correo.

Sul muro con la scritta nera
“Gabriele è qui. Polizia infame”
sta pisciando un Rumeno ubriaco
e ride beffardo al destino:
non è ancora morto assiderato
né bruciato dal braccio acefalo
di una politica vigliacca.

Domattina su una strada consolare
aspetterà che arrivi il Caporale
per portarlo al cantiere fuori Roma
dove nasce un centro commerciale.

Canta lo zingarello e balla
come scimmia ammaestrata
e sorridendo sdentato ringrazia
chi lo paga per sentirsi più buono.
Non è bambino, come i loro
viziati mocciosi ipercinetici,
ma solo un’economica conferma
a una presunta superiorità di razza.

Nella sua dimora l’alto prelato,
sazio di pane e vino e riscaldato,
ha ormai terminato un sermone infuocato
sui vizi di menzogna e sodomia.
E voltandosi al suo giovane amante
lo accarezza come fosse il suo gatto.

E Roma reclina il capo pesante
a osservare le sue piaghe purulente.
Roma, puttana dal culo sfondato
come quello dell’alto prelato.

Posso offrirti il mio silenzio
Una lacrima ormai secca
Una rosa che appassisce
Per il senso di abbandono

Posso sempre reindossare
Il mio naso da pagliaccio
Per far finta che di te
Non mi sia importato nulla

Posso ridere e scherzare
Finger d’ essere “solare”,
Questo termine abusato
Per nascondere un gran vuoto

Il mio viso senza rughe
Sopra un animo di vecchia
Stanca dello scontro eterno
Con la stessa delusione.

Un pensiero ormai in frantumi
Una resa ormai totale
Alla tua stupidità
Grande come tutto il mondo.

Tutto questo io regalo
Per il resto dei suoi giorni
Ad un essere glaciale
Come guano dell’Antartide.

Estate Romana

Guaisce un cane in lontananza
cantando il dolore terreno
di chi e' stato tradito:
quella mano leccata con amore
l'ha stretto a una catena
ed e' partita.

Passa una vecchia lentamente,
di ombra in ombra, cercando frescura,
grata per ogni parola raccolta
nel mezzogiorno solitario.

Pochi nevrotici fantasmi sfrecciano
ancora rincorrendo una vacanza
troppo breve che li rigettera' delusi
sulla rocciosa riva cittadina.

E gia' l'aria settembrina spennella
di grigio la fine d'un'estate romana,
inno supremo alla solitudine di sempre.

Comino


Bianco abbacinante
del sentiero sterrato
sotto il sole cocente
pietre oleandri e pietre.

S’è zittita la cicala
stanca della propria eco.
Solitario in lontananza
schiacciato tra le rocce
giace un mare silente.

Quest’isola aspra
la sua arida bellezza
profanata dai pirati
ti somiglia.

E io sono un ulivo impenitente.
Goccia dopo goccia lentamente
Ti assaporerò centellinando
L’assenzio verde della tua sostanza
In un gioco capovolto di vampiri.

Lascio aperta la ferita

Ivan Kraskoj Neznakomka

Lascio aperta la ferita
Che tu mi hai regalato
Perché scorra via il veleno
Con cui mi hai nutrito.

Possa il mio sangue amaro
Rendere arida per sempre
La terra dove posi
Il tuo piede prepotente.



Ho scalato piangendo il monte
della consapevolezza
le mani graffiate dai rovi
le unghie spezzate nel terreno
il viso colpito da schegge
di pietra lavica impietosa.

Col respiro mozzo alla fine
ho raggiunto la cima bramata
e ora lancio con viso ridente
sassi aguzzi su chi m’ha osteggiato.
La vendetta ha il sapore inebriante
d’un bicchiere di Porto invecchiato.

Il ritorno di Falena




Con l’interesse perverso
d’un entomologo ti scruto,
bella farfalla tropicale
spaesata nel cielo grigio.

Disorientata, triste,
col tuo volo circolare
non riesci a ricordare
la tua vera direzione.

E mentre con furore
folle batti le ali
nel mio cervello nudo,
io torno per sempre
ad essere Falena.
Mi hai reso l’arte
perché cantassi
la mia disfatta
intonando il peana
d’un guerriero pagliaccio.

I versi conficcati
nell’anima col piombo
stillano il sangue rosa
di un cuore tiepido.

E mentre scivolo a terra
soffocando un lamento
mi accompagna sprezzante
la tua voce possente.

Tutto è nero qui attorno
e gelo e silenzio.
Una nuova aurora
non sorgerà domani.

Fertilità

Affonda la testa leonina
tra i miei seni fecondi
dove palpita un cuore
così simile al tuo.

Respira l’odore inebriante
della terra bagnata
nel crepitio dell’aria
sulla pelle eccitata.

Suona con mani sapienti
l’inno alla vita nascente
nel calore fremente
delle cosce accoglienti.

Dimentica la sabbia
d’un deserto straniero.
Io sono terra fertile
per il tuo aratro possente.
Le mani scivolano leggere
sulla cornice scheggiata
dei nostri antenati.

In quei volti sfumati,
nelle nostre iridi diverse
ci riflettiamo
come in scaglie di vetro.

Io sono quel legno offeso
che il tuo tocco riporta alla vita.
Molle come cera colorata
attendo che mi dia una forma.

L'Uragano

J. M. W. Turner: The Snowstorm
Insegnami il canto
del vetro scheggiato,
il grido dell’incendio
che esplode impazzito.

Insegnami la danza
dell’onda suicida
sulla roccia nera,
la paura del gabbiano
nell’assalto dell’uragano.

Mi bagno nell’infinito
riempiendomi d’orizzonte.
Oro e azzurro il canto
del mondo.
Da sempre.

Antofagasta, 21.01.03
Il sole è sole ovunque
E io sono un gatto
sdraiato nell’angolo più caldo,
il ventre sazio, finalmente
d’un latte più dolce dell’infanzia.
Pigramente e solennemente
inizio a fare le fusa
al mio Padrone.

Preghiera


Mi accartoccio come un verme,
il cerchio formato dal corpo
è l’unico mio fulcro,
il confine ultimo del mondo.

Cerco il silenzio profondo
di una notte senza stelle
per cullare la bambina
che piange spaventata.

Donami, o Dio, il silenzio
primordiale della terra.
Avvolgimi in esso con amore,
Tu, Padre, Tu, Madre,
mio inizio e mia fine,
perché io possa domani,
ritemprata, compiere il dovere
del demiurgo,
nel caos
fuori e dentro di me.

Amen
Sono sterpi spezzati
le rose non fiorite,
raccolti in un sudario
di filo spinato,
ricamato da noi
con mani pavide.
Un vento di amarezza
s’insinua strisciando
tra i nodi dei muscoli
stretti in difesa del nulla.
E le parole non dette
appassiscono
in un libro vuoto,
intitolato
“Dizionario del rimpianto”.

ACROSTICO

Dove finisce l’arcobaleno
E lo sguardo miope si
Perde alla ricerca del vuoto,
Respira una bestia nera,
Etereo fantasma di morte.
Serpeggia l’ illusione del
Sole che non scalda,
Inutilmente splendente con la sua
Orbita ghiacciata, persa nel
Nulla dell’universo.
E sarà sempre lo stesso.

IL GELO DELLA NOTTE INVERNALE

Il gelo della notte invernale
dissipa l’odore di mughetto.
Il sale gettato sulla terra
germoglia in un lamento.
Non è dolce il canto nero
delle messi bruciacchiate.
Tra le rovine fumanti giace
solo sterile sterpaglia.

Lo stesso uomo che ieri
urlava ebbro del potere
distruttore dell’incendio,
domani, affamato, maledirà
la terra inaridita, accusandola
della propria follia.

ATARASSIA

E l’assenza di turbamento
mi sta uccidendo.
Scivolo in un vuoto vischioso,
troppo giovane per riempirlo
di ricordi,
troppo vecchia per riempirlo
di illusioni.

Il buco nello stomaco
è un cratere profondo
come l’apatia che mi lusinga
da giorni.
Cerco appigli per restare
nel mondo reale dei vivi.

Ma la realtà è un vasetto
di spezie riempito a metà.
E la quiete dopo la tempesta
è solo odore di putrefazione.

ADAMO

Nudo, di fronte allo specchio,
ammiri la tua solitudine,
le mani create per dare piacere
accarezzano il vuoto.
Il bisbigliare sommesso
che ti accompagnava
è cessato.
E ora il silenzio creato da te
divora le tue viscere frementi.

Dalle labbra serrate serpeggia
un gemito sottile.
Hai dimenticato i gesti
del bambino che chiedeva
amore.
Gli occhi spalancati
sull’abisso del terrore,
spii, immobile, le rughe
che segnano il tuo viso
di Sfinge.

RAGNATELA DI MUGHETTO


Come un ragno disperato
rimango appesa
ad un ricordo sottile,
cullando,
con movenze ipnotiche,
illusioni taglienti.

Rantolando,
pago la mia follia
nel tendere per te
una tela profumata
di mughetto,
che hai usato
per strangolarmi.

FALENA

Animale notturno in cerca del sole,
la falena, ostaggio di un inganno,
sbatte con furore contro i muri
della stanza indifferente,
disperata
tenta di fuggire a una sorte
di cui è vittima complice.
Stordita dalla luce artificiale
deve
correre incontro al calore mortale.

Un orrendo sfrigolio
annuncerà la sua caduta
sull’altare delle illusioni.
E nessuno piangerà la sua morte
inutile.
Domani, il corpo bruciacchiato
sarà gettato via con ribrezzo.

GAIA.

Sul mio seno rotondo
versi grani di mais
con mani dorate.
Il mio vestito verde
fiorisce
attorno alle tue gambe
e i capelli intonano
un inno solenne di mughetto.
Oggi rinasco donna, madre, terra

NIHIL

Ancora un verso
graffiato sul muro
a celebrazione
del nulla.
Lacerazione.
Cammino
gettando come fiori
brandelli di anima
dai finestrini del metro.
E sul mio dolore,
sulla tua tristezza
d’un giorno,
sul pianto silenzioso
di un popolo paziente,
sogghigna, per l’eternità,
la torre del Cremlino.

IL VOLTO DEL TIRANNO

(24-25-26 dicembre 1989)[1]

L’hanno offerto accanto
all’albero di Natale
insanguinato,
le candele rosse
trasformate in luci
perpetue, dolorose.
E il corpo del tiranno
giaceva abbandonato
nella neve
spiccava l’ovale
giallastro del volto
e nelle sopracciglia
arcuate di stupore,
nelle guance piene,
nella bocca grande,
piegata in un ghigno
doloroso era difficile
immaginare la crudeltà.
I bambini, insieme ai genitori
sconvolti dalla gioia
per la prima volta
hanno accennato un girotondo
timido, festante, vorticoso,
mentre dall’altro lato
della strada un coro
di donne lacerate intonava
un canto di dolore per
il marito, il figlio, il fratello
perduto.
Ancora una volta il cerchio
d’acciaio della Storia si è stretto
attorno a quello degli uomini,
di pane croccante e profumato,
spezzandolo in briciole minute.
E quelle stesse donne domani,
attraverso le lacrime
pietrificate dal gelo
leggeranno ovunque
sui muri squarciati:
“SIETE LIBERE!
IL TIRANNO E’ MORTO.”
[1]Caduta della dittatura in Romania

EPILOGO

Il cigolio del cardine
è una lama
che affonda nel cervello,
straziando lentamente
ogni mio nervo.
Appoggiato alla parete
della stanza bianca,
scrigno geloso
delle nostre nevrosi,
spii in silenzio
ogni mio respiro,
per fingere poi d’ignorarlo.
Anch’io fingerò
che tu non esista,
non aprirò più la porta
della nostra perversione.
Stringendo tra le unghie
un’illusione lontana,
tornerò, ancora,
a piangere tra le mie braccia.

LA CONTINUA RICERCA (ninna nanna del genere umano)

Il tempo ha infranto
i legami
che c’imponevamo
di credere eterni,
lasciando solchi
profondi
sul volto di quanti
abbiamo tradito.

Sommersi dall’oceano
di grida e di rumori,
abbiamo finto d’ignorare
il silenzio
assoluto
che ci avvolge da sempre.

Siamo tornati
alla zolla di terra
inaridita,
cercando risposte impossibili.
Ci siamo recati
in processione
all’altare della Verità
e abbiamo trovato
rovine
coperte da rose selvatiche.

Ancora una volta,
abbassando lo sguardo,
ammetteremo la sconfitta.
E poi, di nuovo,
dimenticheremo
tutto.

E' nata 'na criatura....

Ed ecco il mio blog!
Dopo aver deciso di rendere spudoratamente pubbliche le mie poesie, ho riflettuto su due problemi:
1) per pubblicarle qualsiasi editore chiede l'acquisto di copie come contributo spese, ché la poesia ahime' non si vende: molti la scrivono, pochi la leggono
2) è più facile ormai farsi leggere telematicamente che non su un libricino con scarsa diffusione

Ergo: eccomi qua, ad espormi senza veli al vostro giudizio, che spero benevolo (o quantomeno non troppo malevolo ;-))

Grazie

Alessandra